L'Angolo di Stoppani by Internet
 
 
11/11/2003 12:30 - Quantum mutata ab illa, Chieti...
L’agone teatino ha celebrato la palingenesi di un Cus Chieti, che dopo un indefinibile periodo di carestia è tornato ad elargir squilli di fanfare. Infatti, risorgendo dalle proprie ceneri come l’araba Fenice, il Cus Chieti ha disposto a proprio beneplacito della Gescom Viterbo, impartendole una vera e propria emendazione cestofila. Trasferta foriera d’assenzio dunque per la Gescom, costretta ad ammainare bandiera bianca dinanzi un rigenerato Cus. Per le teatine, reduci da un abbrivio stagionale da non consegnare di certo alle imperiture rimembranze dei posteri, si tratta della prima affermazione stagionale che funge da propellente e da corroborante viatico per il proseguo della stagione. Ma è altresì inequivocabile che v’è stata la complicità oggettiva di un’anodina Gescom, che ha reiteratamente sparato a salve, confezionando percentuali desolanti, non certo consone alla vaglia delle proprie fromboliere. La prima frazione è stata contrassegnata dal canonico regime di equilibrio, con Daley da una parte, e David dall’altra a menar le danze per le rispettive franchigie. Ma il vantaggio conseguito dalla Gescom, 18-21, è risultato caduco, volatile come il battito d’ali di una libellula. Infatti l’ondivaga Daley di questo periodo, dopo un abbrivio in versione lancia in resta, si è progressivamente dissolta, cominciando a conspicere il canestro largo come la cruna di un ago. Fatto sta, che Chieti, al prim stormir di foglie del secondo round, ha inanellato un tonitruante break di 13-2, orchestrato e griffato dall’asse Marcello-Pettis, che ha messo il mirino a fuoco dalla lunga gittata. E’stato questo il momento di spinta massima delle vogatrici della galea teatina, che ha di fatto lasciato un’impronta indelebile sul proseguo della tenzone. La Gescom si è così tramutata in un bastimento che ha smarrito il senso dell’orientamento e la trebisonda, risultando eteronoma di una Chieti d’antan. Verrebbe il caso di asserire: “quantum mutata ab illa”, Chieti… Il copioso parziale incassato ha lasciato incisioni sul tessuto connettivo Gescom, che da lì in poi non ha più saputo ritrovare il proverbiale filo conduttore del gioco. Alla ripresa delle ostilità, espletato il periodo di requie negli spogliatoi, Chieti ha nuovamente propagato il gap in proprio favore, piazzando un esiziale 9-0. Ad imbastirlo è stata nuovamente una Marcello risultata un esimio fulcro catalizzatore della manovra, che ha volteggiato tra cicloniche folgori ed iniezioni di fosforo. In più l’apolide metronomo ha discettato un aulico tasso di sintassi cestistica con la poliedrica Nemcova, risultata anch’essa un fattore preponderante. Così per la Gescom, subissatasi sul –20, la situazione è dirazzata, nonostante Mirkovic, una sorta di turbo nel motore di un cingolato, abbia provato insieme ad una Burse fluttuante, a far risalir la china alle proprie sodali. E’mancato in troppi frangenti l’apporto imprescindibile del polo magnetico Daley, palesante scarsi fervidi impulsi, che dopo aver collocato nello scrigno 10 punti nella prima frazione, si è poi eclissata, risultando irrilevante, e annettendosi gli altri 8 punti, a risultato pressoché acquisito. Con questa torma di annessi e connessi, la capitolazione è risultata ineluttabile, e per Chieti, la prima anelata affermazione stagionale si è materializzata, tra il visibilio dei propri assertori. L’ultima frazione è risultata accademica, platonica, utile soltanto a scolpire ed incidere il risultato decretorio. Le viterbesi hanno limato ed eroso qualche lunghezza di disavanzo, che non ha però contribuito a mitigare l’esacerbazione per una resa lapalissianamente incondizionata. Un capitale peso specifico lo hanno fornito le inquietanti percentuali totalizzate dalla decuria della Tuscia, che ha inanellato il 42% da 2 punti (25/59), 11/21 ai liberi, per finire con l’agremà di 3/14 dall’arco. Siffatte e succitate percentuali sono state la più nitida radiografia, e la causa precipua di questo inopinato ramengo. Nelle file teatine un contributo di mirabile fattura lo ha apportato l’indefessa Karen David, il cui plus valore che ha portato in dotazione è risultato inestimabile. Così le lande teatine che per la Gescom erano state tradizionalmente aralde e forieri di successi, stavolta si sono rivelate infeconde, antistante una compagine schiumante di rovello ed hybris agonistico, che si è di fatto schiodata dalla deiettante quota zero. Ora la Gescom dovrà quanto prima dissolver nel vacuo questo gramo periodo, cercando di razziare il vascello lagunare, per non venir risucchiata dai gorghi di un prematuro disincanto Alessandro Stoppa Alessandro Stoppani Da www.basketfemminile.it